Sguardo al Passato: Il colpo di genio del trio Murray – Anderson – Cox e la Brabham BT46/B

Lotus 76

Lotus 76

Correva l’anno 1978 e il mondiale di Formula Uno viveva una delle stagioni più monotone dell’intera sua storia: la scuderia Lotus grazie alla Lotus 79 durante le prime gare della stagione era riuscita a imporre un ritmo davvero straordinario, grazie a una vettura aerodinamicamente perfetta. Il super lavoro svolto durante l’inverno aveva permesso alla Scuderia inglese di portare in pista una monoposto molto più prestazionale rispetto alle altre squadre del circus, fattore che permise a Mario Andretti un avvio di stagione davvero ottimo. Tra i tanti team che cercarono di arginare questo dominio troviamo la Brabham con la sua BT46. La scuderia era capitanata da Bernie Ecclestone e la gestione del progetto era affidata a Gordon Murray, che poteva contare nell’aiuto di Gary Anderson e David Cox. Il progetto iniziale non aveva riscosso molti successi e la vettura, a primo impatto, si rivelò non in grado di lottare per la vittoria. Mr E incitò Murray ad attuare le modifiche necessarie per portare al successo BT46.

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Niki Lauda – GP Svezia 1976

Murray, per via dell’ingombro laterale caratteristico del 12 cilindri Boxer del propulsore Alfa Romeo, dovette escogitare un espediente alternativo che consentisse di ottenere comunque ottimi risultati. Dopo tanti esperimenti e tante idee messe su carta, Anderson e Cox riuscirono a trovare una soluzione davvero efficiente che regalò alla BT46 quei secondi necessari per portare alla vittoria la ex Brabham: Murray decise di attaccare una ventola nella parte posteriore della vettura, con l’obiettivo di creare artificialmente una depressione tale da incollare la vettura a terra. Nella terminologia di oggi potremmo dire che Anderson e Cox decisero di sviluppare nella propria vettura il famoso effetto suolo. Se proprio dobbiamo essere sinceri l’idea non era proprio una novità in termini di aggiornamenti: Cox aveva già sviluppato una soluzione simile durante un colloquio alla Tyrrel. Questo particolare venne però bandito per via del motorino elettrico che attivava la ventola: secondo il Regolamento di quel tempo nelle vetture non era consentito attuare dispositivi aerodinamici mobili, a meno che la sua funzione primaria non fosse diversa.

Brabham BT46/B

Brabham BT46/B

Proprio quest’ultima frase, un cavillo regolamentare a cui aggrapparsi, permise a Murray di inserire questo particolare nella sua Brabham. La ventola venne infatti inserita come dispositivo di raffreddamento per un radiatore posto appositamente sopra al motore. Il perno della ventola nasceva da un prolungamento dell’albero primario del cambio e la ventola stessa era tenuta da due cuscinetti posti sulla culatta. L’aria esterna veniva aspirata tramite un radiatore dell’acqua e il resto era sigillato con bandelle a 45°. Nella parte anteriore del vano era poi stato sistemato una sorta di cuscino di kevlar aderente al suolo, che con la velocità si gonfiava e garantiva tenuta, amplificando l’effetto sigillo. La depressione creata dal ventolone incollava la monoposto letteralmente per terra. La ventola estraeva l’aria dal fondo vettura per spararla fuori dal retro treno e proprio in tal senso la BT46 venne equipaggiata con delle minigonne con lo scopo di sigillare il fondo. Ricordiamo che la conformazione bassa dell’auto non permetteva a Murray di applicare aggiornamenti affinché si realizzasse l’effetto Venturi, punto forte della Lotus 76 guidata da Andretti.

brabham-bt46bLa vettura esordì al Gran Premio di Svezia 1976 sul circuito di Anderstop e all’accensione mostrò tutta la sua particolarità: il risucchio della ventola fece abbassare a terra la BT46/B. Secondo quanto rivelò Ermanno Cuoghi, capotecnico di Niki Lauda (all’ora pilota Brabham), il team fu costretto a togliere le molle da 1000 libbre per quelle da 3000. L’esordio della vettura fu assolutamente incredibile, tant’è vero che che la scuderia dovette affrontare le qualifiche con il serbatoio carico di benzina per cercare di non rivelare al 100% per proprie carte. Le prestazioni della BT46/B erano infatti così superiori che la squadra fu costretta a cercare di far andare la macchina più piano. Nonostante il secondo e il terzo posto in qualifica, il dominio in gara fu assolutamente schiacciante (vittoria di Lauda) e le paure di Murray divennero realtà, visto che la Brabham fu squalificata. La motivazione ufficiale era quella che la ventola faceva alzare in aria i detriti posti sulla pista, creando un pericolo a tutti i piloti. Dopo proteste e reclami, la Federazione decise di dare solo tre gare alla macchina creata da Murray, salvo poi ritrattare tutto. Quella di Anderstop fu l’unica corsa eseguita dalla BT46/B e l’unica vittoria conquistata nella sua brevissima storia. 

About Roberto Valenti

Roberto Valenti, 19 anni da Palermo. Studente di Ingegneria presso l'Università degli Studi di Palermo. Editore a tutto campo presso MotorSport Italia. Profilo Twitter: @RobertoVal94.